Yoga per diversamente abili aspettiamo strutture disposte a credere nel nostro progetto già praticato in altre strutture di brescia

Coloro che credono di dover mettere da parte lo yoga perché   portatori di una qualche disabilità presto dovranno ricredersi e, se lo vorranno, intraprendere la via del tappetino con fiducia.

“Quella scucitura sul vestito da sera è quello che ti rende speciale”

Lo YogaYoga-dis01

Prime esperienze
Ho avuto i primi contatti con il mondo della disabilità nel 1995, quando ho espletato al mio dovere di cittadino partendo per il Servizio Civile.
In realtà mi ero indirizzato verso una scelta differente, con la Caritas, settore oratori.
Le cose sono poi andate diversamente perché un bel giorno arrivò una lettera in cui mi veniva comunicato che ero stato precettato dallo Stato per mancanza di personale, perciò dovevo fare ciò che mi veniva richiesto, dovevo andare dove c’era bisogno e non dove volevo io.
E precisamente venni mandato all’ ANFFAS di Toscolano Maderno.
Venni proiettato in una realtà che fino ad allora avevo visto solo da molto lontano, della quale sapevo davvero poco: la disabilità.
I primi giorni di quel periodo furono abbastanza traumatici. Arrivai un lunedì mattina e mi vennero assegnati turni nei laboratori, nei trasporti, perfino ai tavoli in sala mensa.
Il ricordo più forte che ho, e che adesso mi fa sorridere, furono i pranzi di quella prima settimana, nel refettorio, al tavolo col coordinatore degli obiettori che “accompagnava” sempre il nuovo arrivato durante il suo inserimento.
Al tavolo con noi c’erano un uomo di 2 mt di altezza ed un ragazzo, entrambi con problemi di ritardo intellettivo. A farci compagnia maccheroni ai 4 formaggi. Beh ammetto che per quella settimana praticamente non toccai cibo a pranzo. Dovevo imboccarli e allo stesso tempo mangiare io, e la cosa non fu affatto facile.
Dopo un mese pranzavo con una mano mentre con l’altra imboccavo il mio vicino di tavolo.
Era solo questione di abitudine.
E’ stato un anno meraviglioso, fatto di sorrisi, di pianti anche, di litigate con gli operatori, di abbracci con i ragazzi, di levatacce per andare a fare i trasporti.

Ho passato anche 2 settimane di “Campo Scuola” in Sud Tirolo in camera con 2 ragazzi conYoga-dis-02_7174488544_a7e3479a5a_z sindrome di Down, stando con loro 24 ore su 24.
Insomma è stato un periodo intenso, tanto che al concludersi dello stesso avevo seri dubbi su cosa fare della mia vita. Lavorare nel sociale mi sarebbe piaciuto, il lavorare con quei ragazzi mi sarebbe piaciuto.
Eppure presi un’altra strada, fino a quest’anno.

La mia esperienza
Seminando raccogli.
Cercando in rete ho scoperto che ci sono esperienze di Yoga nella disabilità. Ci sono alcune scuole che già si applicano questo tipo di lavoro.
Ho iniziato a raccontare in giro di quest’idea e piaceva, tant’è che una responsabile di associazioni mi ha messo in contatto con la Polisportiva Bresciana No Frontiere, che si occupa di preparare ragazzi diversamente abili all’agonismo sportivo. Il responsabile della sezione nuoto, Albino Marognolli si è dimostrato interessato alla cosa, soprattutto per il fatto che già conosceva lo Yoga e che riteneva potesse avere benefici sulla fisicità dei suoi ragazzi, sulle prestazioni in vasca.
Ne abbiamo parlato un po’ e con i genitori è stato deciso di fare una serie di 9 lezioni di prova, di vedere come i ragazzi recepivano la disciplina, che tipo di benefici poteva loro dare.
Sono stato presentato ai ragazzi ed Albino mi ha mostrato un po’ chi erano, come nuotavano, che difficoltà potevano avere.
Ho quindi iniziato a pYoga-dis03ensare a che tipo di lezione preparare, a quali asana proporre, e soprattutto a come proporle. Devo dire che non sapevo da che parte iniziare, anche perchè non sapevo cosa avrei trovato dall’altra parte. I dubbi erano molti, le incertezze tantissime, mi ripeto dicendo che non ci sono protocolli di nessun tipo in giro, poche esperienze e tutte personali.
Perciò con le incertezze del caso ho deciso di improvvisare e di arrangiarmi nello stilare il programma.
Con Albino avevamo concordato di modellare la lezione sulle necessità primarie dei ragazzi, con particolare attenzione alle eventuali pose che potevano rivelarsi utili alla loro attività primaria, e cioè il nuoto.
La lezione avrebbe avuto questi steps principali:
- Respirazioni iniziali accompagnate da movimenti alternati più o meno complessi degli arti
- Studio di Surya Namaskara, il Saluto al sole (num.1)
- Asana intervallate da alcune respirazioni di riposo, specie dopo alcune posizioni intense
- Approcio alle torsioni (posizioni particolari in cui la colonna vertebrale è allungata e torta)
- Rilassamento finale in Savasana (La posizione del cadavere)
- Om e saluto finale.

Obbiettivi
L’obbiettivo del mio progetto è di continuare a lavorare con lo Yoga nel mondo della disabilità. E’ anche vero che fino ad ora ho lavorato con ragazzi con Sindrome di Down, il che mi ha permesso di poter accedere a posizioni anche complesse, ma la mia esperienza di insegnamento mi ha portato a realizzare che ogni posizione può essere approcciata questo può far capire come la Pratica sia malleabile e disponibile ad adattamenti e variazioni.

Conclusioni
Posso certamente dire che le sessioni con la Polisportiva sono state un successo.
Essendo le mie prime lezioni di Yoga tra l’altro non posso che essere soddisfatto del risultato: personalmente ho sperimentalo con piacere l’insegnamento ma soprattutto i ragazzi hanno apprezzato il lavoro e ne hanno recepito i vantaggi, i feedback dei genitori stessi sono stati positivi.
Lo Yoga è un utile strumento per migliorare la tonicità muscolare e articolare, e il lavoro lento e costante può davvero fare miracoli su articolazioni bloccate, su muscolature deboli.
Credo che il vantaggio principale dello Yoga sia che porta a ri-abitare il nostro corpo, fattore che in stati di malattia o di disagio è assolutamente di grande aiuto per qualsiasi tipo di recupero. Una casa abbandonata a livello energetico e di coscienza è facile preda di ladri e muffa, ma quando con la nostra presenza corporea andiamo a ripopolare certe parti succedono lenti e profondi cambiamenti.
In particolare con lo strumento della respirazione consapevole, uno degli obbiettivi principali dello Yoga, ci si impadronisce di un ottimo strumento da utilizzare in stati d’ansia e di paura.
Poi, con l’integrazione della terapia craniosacrale Biodinamica e della Corpocoscienza si può andare a “fissare” in maniera importante il lavoro delle posizioni.

 

Il corso partirà e sarà attivato non appena si formeranno delle classi, la giornata sarà da definire in accordo alla struttura, in accordo con i centri e i partecipanti  si deciderà la fascia oraria.

 

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